Buy Spain! And don’t sell Italy.

Let’s continue on yesterday’s line of reasoning against fear on Grexit yes or no.

In Alphaville’s Long Room interaction space, this is the most popular post now:

Go long Europe risk

Posted by NothingButValue on May 15 22:14.

European stocks are trading at extremely attractive historical valuations.  Assuming you’re an investor with a longer time horizon (say 5-10 years) and you can ignore continued volatility, Europe is now a strong buy.  Let’s take three large markets:

  1. Italy: the market capitalization of equities/GDP (one of Buffett’s favorite metrics for the US equity market) is roughly 22%.  Recent (last 10-15 years) normalized average is around 40%.  That’s 85% upside.  This measure in Italy has bottom roughly at 15% historically.  So you’ve got 31% downside.  That’s 2.8 upside/downside, a great risk/reward.
  2. France: mktcap/GDP of 45% vs. average of 77%, for 42% upside.  Historical downside is 17%.
  3. Spain: mktcap/GDP of 33% vs. average of 83%, for 155% upside.  Historical downside is 14%.  Spain is clearly priced for a depression.  When the unemployment rate in a country gets close to 25% (i.e. Great Depression levels), pretty much everything bad is already known.

Sure, everything can get worse for a while.  Europe may even break up.  That won’t reduce the long term fundamental earning power of the companies making up these indexes, be that in euros, marks, or liras.  They will adjust, and rebound.  At these valuations, a huge amount of bad news is already priced in.

So, while upside/downside are around 2.5 in Italy and France, it’s worth 11 in Spain. BUY SPAIN is a safe suggestion. Besides keeping in mind the Sovereign Crisis rule no-1: for some time in the past and the near future, in general shares are safer and increasing value more than bonds. But Spain shares do it better!

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Published in: on May 17, 2012 at 9:49 am  Leave a Comment  
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Monty might save Germany

A paradox? A possible, reasonable forecast of a complex system derail?

ONLY MONTY CAN SAVE GERMANY!

THE € IS DEAD. Point is whether the likely Italy’s default would leave the € alive for how many days, well in advance of this competitive domino (Italy > France), Feldstein is talking about in the paper I refer to here. And, without the €-zone, a decline of Germany down from being the 2nd world economic power would start, as Oscar Giannino was arguing tonight at tg3 night, and eventually carry on (unless countervailing forces emerge, e.g. re-uniting Germany and Europe), until sorting out form the top 10 (Germany will rank after Turkey: with reverse migration?).
Italy might become a stronger industrial power than Germany: the revenge!

Therefore I’d re-phrase Feldstein on the ft: Only Monty can save Germany.

Martin Feldstein: Only Italy can save the euro
The euro currency may soon collapse even though there is no fundamental reason for it to fail. Everything depends on Italy, because financial markets now fear that it may be insolvent.

If the Italian government has to continue paying a seven or even eight per cent interest rate to finance its debt, the country’s total debt will grow faster than its annual output and therefore faster than its ability to service that debt.

If investors expect that to persist, they will stop lending to Italy. At that point, it will be forced to leave the euro. And if it does, the value of the “new lira” will reduce the price of Italian goods in general and Italian exports in particular. The resulting competitive pressure could then force France to leave the euro as well, bringing the monetary union to an end.

The euro currency may soon collapse even though there is no fundamental reason for …
Published in: on November 30, 2011 at 10:43 am  Leave a Comment  
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La dittatura Tremonti sul bilancio e l’ideologia dell’emergenza

Il governo Berlusconi ha concluso i suoi 100 giorni salvando il premier dai procedimenti giudiziari in sospeso, come al solito, inoltre ripulendo le vie di  Napoli e modificando surrettiziamente la legge di Bilancio, nonostante la protesta del presidente Napolitano che ne ha solo bloccato la punta dispotica  più estremista (si veda ieri 5 agosto l’articolo di “Geronimo” C. Pomicino su Il Giornale, La fretta di Tremonti):

a) un piano triennale di bilancio pubblico riduce del 3% del PIL la spesa pubblica, approvato dopo appena 10′ di dibattito nel governo e PER DECRETO (!?!), con DOPPIO voto di fiducia in Parlamento;

b) nemmeno i Ministri ne conoscono i contenuti, di fatto delegati al Super Ministro Superman 3Monti, ma si stima che esso ricadrà su:

– sanità

– scuola: 100.000 insegnanti in meno; università in crisi catatonica e senza assunzione di giovani ricercatori;

– sicurezza: 3.000 soldati nelle grandi città oggi, ma 30.000 poliziotti e CC in meno nel triennio;

– Mezzogiorno e metà dei suoi territori – governati dalla criminalità organizzata (NB: Napoli ripulita SOLO dalle scoasse, NON dalla camorra, con cui continua  il patto tacito delle istituzioni): a settembre si applicherà il federalismo fiscale di Bossi = meno soldi alle regioni del Sud, così (???) li spenderanno meglio (la ricerca Bordignon ha mostrato che la Lega ha avanzato nelle Regioni in surplus fiscale):

c) a settembre la legge annuale di bilancio consisterà in una serie di tabelle di variazione di Bilancio: allora forse emergerano pro quota i tagli di 1% del PIL, e sarà bagarre tra Ministeri e gruppi di pressione. Pomicino, cit.:

E che senso avrebbe una Finanziaria che, stando alle dichiarazioni di Tremonti, dovrebbe contenere solo tabelle correttive del bilancio dello Stato se non si conosce ancora lo stesso bilancio dopo i tagli operati dalla manovra economica approvata qualche giorno fa?

d) Per opposizione della Lega, interessata a cariche e magna-magna, bloccata la liberalizzazione dei servizi pubblici locali.

e) Nulla per consolidare la ripresa strutturale dell’industria italiana di media e bassa  tecnologia, a favore di innovazione ed istruzione superiore: anzi quest’ultima indebolita, pregiudicando le generazioni prossime.

f) Per ottenere tutto questo, Tremonti ha avuto gioco facile a fare IDEOLOGIA DELL’EMERGENZA e terrorismo sulla crisi economica mondiale (che i nostri lettori ben conoscono,  ma non sta affatto precipitando: essenzialmente, oltre che per la tenuta dei consumi americani,  per il neo-socialismo pro-bancario: Banche Centrali e governi stanno bloccando l’esito di mercato del credit crunch, che avrebbe dovuto essere di circa $10 trilioni, e rimandando la recessione – che ad 1 anno dalla crisi muove ancora i primi passi, oggi ad es. è il caso della Germania ad esserne toccata con un inatteso -1% PIL 08Q2). Peccato che, se la crisi fosse ancor più precipitosa come dice Tremonti, non sarebbe affatto  il caso di ridurre la spesa pubblica, ma semmai di stimolare investimenti e consumi privati – sotto il vincolo del tremendo debito pubblico creato da Craxi, il Maestro ed inventore del Berlusconismo, e gonfiato da Berlusconi 1 e 2.

Il nostro blog CONTRO-ARGOMENTA che l’attuale recessione può essere benissimo frenata da politiche economiche inedite e massicce, adatte alla sua natura acuta e radicata nei meccanismi centrali della finanza globale. Ma ciò non farebbe che AVVICINARE IL DECENNIO DI CUPA DEPRESSIONE che è insito nei “fundamentals”: aumenta la povertà nei paesi ricchi, più che viceversa, e non c’è domanda effettiva per sorreggere la sovraccapacità; da 20 anni l’economia-mondo è in crisi di sovra-acccumulazione che, quando scoppia, farà un botto.

g) Cirino Pomicino cit., analizza col consueto acume gli aspetti istituzionali della manovra del min. Superman, vero primo Ministro ombra (altro che l’inetto Veltroni!), sia pure in un luogo inadatto e surrealistico, come “il Giornale ” scippato al povero Indro:

Una visione «semplificatoria» della politica e delle istituzioni che non troviamo né in altre democrazie parlamentari, né in quelle presidenziali del tipo americano e francese. E la stessa carta per i poveri al posto di un aumento delle pensioni più basse, come pure fece il governo Berlusconi nel 2001, dà quel tocco di paternalismo che accompagna sempre i governi di un illuminato. (..)

ed il 29 luglio, con orgoglio:

Rivendichiamo il merito di aver scritto, dalle colonne del quotidiano edito dalla famiglia Berlusconi, che alcune norme introdotte nel provvedimento economico non solo violerebbero la Costituzione, ma trasformerebbero nel profondo la nostra democrazia parlamentare come, ad esempio, la facoltà data al ministro dell’Economia di modificare gli stanziamenti di bilancio previsti dalle leggi con propri decreti amministrativi.

Il pronto e saggio richiamo del presidente Napolitano e l’altrettanto rapida condivisione dell’intero governo a modificare queste norme ci confortano nel continuare in un’antica pratica di libertà …

Infine, alla 7 stamane ricorda che Berlusconi governa con poco più del 40% dei voti, NON IL 51% come nei sistemi proporzionali. Se vogliono il sistema francese o inglese, si deve modificare in coerenza tutto, anche la Costituzione- ammesso che vi siano consenso e maggioranza per farlo.

Veltroni travolto dal treno della lotta di classe: non l’aveva visto arrivare

BeBo rules – è passato un treno padano

Le elezioni del 14 marzo, le ha stravinte Bossi al Nord, specie Verona (il nostro popolarissimo sindaco sceriffo prende da quasi niente ad 1/3 dei voti cittadini, ma è rieletto sugli scudi anche il mio sindaco a Bussolengo), Veneto, Insubria cimbra e Lumbard. Ma anche, nel BP, vince lo stratega Berusconi che s’è stretto in alleanza strategica con gli emergenti – da vedere chi guadagna e perde nell’alleanza, chi  investe e quanto nel matrimonio, e qual’è la regola distributiva del plusvalore politico, direbbe giustamente la  Fede Perali’s family economics.

Ora, come hanno detto la notte stessa gli amici ultra-lib di nFA (noisefromamerika.com), Michele Boldrin & C, c’è un vantaggio nella prima repubblica imberlusconata, rispetto al paradigma DC-PCI della guerra fredda ed ai suoi papocchi: ci sono vincitori assoluti e sconfitti assoluti: tutti gli altri, Fini incluso.

Veltroni non solo non aveva visto un treno, che l’ha travolto e polverizato: era convinto che fossero tutti cancellati. Camminava tranquillo sulle rotaie cantarellando: i treni son finiti, i treni son finiti …

Veltroni? Aveva fatto un’affermazione chiave in campagna eletorale (giustamente rimbeccata dal tramontato Bertinotti, pure lui travolto dalla lotta di classe, nel Nord in trincea con i tedeschi e gli svizzeri, contro i Chindiani low cost- che hanno appena fatto un investimento in Campania, NB – e la reindustrializzazione US da $ debole):

– ragazzi, la festa è finita, lo aveva detto Kennedy: LA LOTTA DI CLASSE E’ FINITA.

L’aveva detto, la penultima volta, il grande Ralf Dahrendorf  negli anni ’60, pochi anni prima della seconda più grande ondata mondiale di lotta di classe operaia del XX secolo. Ma adesso, nessun osservatore serio dice che è morta: tutti ne indagano i nuovi profili e fanno scommesse da dove e da chi partirà un’onda nuova, che oggi ha 2 Tsunami contro: 1) 1 miliardo e mezzo di contadini poveri immessi nelle reti globali dei MdL; 2) una recessione mondiale durissima, ormai innescata. O, come dice Lipovetsky, è la cultura di classe che è morta: TUTT’ALTRA COSA! Se pensate che l’operaio rosso che ha votato Lega non farà lotte dure, avrete sorprese (vedi Cremaschi sotto).

Stamane su radio 3 Antonio Politi specifica e ribadisce il Veltroni-pensiero (o è una SUA versione?): oddio il treno c’è, ed è padano.  Assioma dei vertici neo-centristi stra-sconfitti, ma che insistono a non dimettersi: nella PMI e nei distretti, c’è coincidenza di classe tra operai e padroncini; la classe  non c’è più. Peccato che, non queste baggianate da 15/30 in sociologia del lavoro, ma l’analisi di classe del diffuso l’abbiamo fatta, rifatta ed aggiornata per 40 anni, nella rete dei centri di ricerca veneti; questi  cialtroni non sanno di cosa parlano: leggono l’ultimo aritcolo di sociologia di CorSera ed è tutto. Attendibile la cimbro-pensata di Politi (e Veltroni). Apparentemente IPER-realistica: parlano fatti e voti. Ma andatevene a casa e rileggetevi non dico Marx baubau, ma le basi di scienze sociali da Tocqueville a Bourdieu: i classici, parbleu!

Ai lettori di giornali (non i bollettini di casta e sotto-casta italiani: quelli veri) e dei dossettiani-giovannei segni dei tempi, risulta invece che i treni della  lotta di classe continuino a solcare e dividere, in fronti alleati o opposti, una NUOVA superficie geopolitica ed economica. More or less:

FAQ 1. dove sta, cosa fa la “Megalopoli Padana”? (io ho sempre usato questo termine rigoroso dell’amico Eugenio Turri, ma per i sinistri veneti pareva che bestemmiassi in antico cimbro)

Non sta forse in trincea a difendersi con l’elmetto – non certo il lusso o la frontiera tecnologia svizzero-tedesca dell’UCIMU – ma  tutto il bulk della PMI ancora poco specializzata ed internazionalizzata, che non ha saputo reagire strategicamente, in modo ottimo di lungo periodo, all’€, o non ha accumulato apprendimento, conoscenze e  risorse per farlo con successo?

Non dite fregnacce allora con le vostre fantomatiche melting-pot classes: guardate ai processi di apprendimento e cognitivi in corso; agli scenari di mutamento strutturale e ridislocazione di classe: – locali-locali (chi investe sul Capitale Intellettuale, chi sul precariato e chi vincerà dei 2).

– Regionali-europei:

– sistema finanziario “chiuso” franco-renano, e modelli sociali europei in genere – ora in auge, rafforzati dalla crisi US, ma non per molto;

– l’Europa emergente dei nuovi lavoratori autonomi di Sergio Bologna, in buona parte (ma non del tutto) coincidenti coi KBBS di Ian Miles e creative class di Richard Florida;

– paradigmatica la Celtic Tiger irlandese, guidata da una Dublin che ha imparato l’economia urbana di Jane Jacobs, ed è stellarmente opposta ai Brambilla cimbri.

– E nel mondo: lotta di sistema-paese col coltello in bocca: merci cinesi senza sbocco US invaderanno anche deserti e ghiacciai; fianco debole della PMI italiana = morto che cammina, ma nella sua ultima trincea ESIGE di essere difeso dal sistema-paese, come lo sono i suoi concorrenti. Quindi hanno ottimizzato votando Lega in massa – e non uno di loro con la fregola di fare il Ministro Veneto di Veltroni.

Deeprecession lo dice in tutte le salse, potremmo anche sbagliare: ma a noi pare che la speculazione SUBPRIME sia un episodio di rapina di classe e guerra civile senza precedenti. Veltroni, cos’ha capito nella sua testolina kennedy-obamiana? Se ne vada a casa col suo buonismo: noi l’Africa la conosciamo bene, e sappiamo che anche lì non sanno proprio che farsene della sua carità parolaia e pelosa. Hanno dignità.

Se pensate che queste analisi DI CLASSE, RICARDO-MARXIANE siano pippe intellettuali, guardate che popò di POLICY IMPLICATIONS derivano dai 3 paradigmi di scienze sociali con cui leggere la Metropoli Padana: a) classista di deeprecession: Smith-Ricardo-Marx-Kalecki, b) a-classista con venature più cimbre che Blairiane di Politi-Veltroni; c) regionalista cimbro doc di BeBo e Tremonti.

Cremaschi e Tremonti: occhio, col tit-for-tat protezionistico non si scherza!

Poi c’è il compagno  Cremaschi, cui mi unisce molto, anche una comune amicizia con Giorgio Lunghini. BENE LA SUA ANALISI DI CLASSE in diretta, il polso delle fabbriche.

Qui i bipartisan di CorSera (non era meglio se Ricucci non se li comprava e rivendeva al Cavaliere? avremmo il bipolarismo anche nei media) gli giocano un tiro mancino, mettendo nel titolo di ieri, giovedi 17 aprile: non sbaglia Tremonti? Lui aveva detto cose più articolate. Ma: OCCHIO! 

Keynes ritorna,  la sua Lezione è un monito: col tit4tat la depressione si avvita, si avvita: ed è GUERRA MONDIALE

posted by efa, 080418, GMT 9:45

 

BeBo won, Italy lost

Italy badly needs reform and won’t get it soon

In the enclosed pdf we report and discuss:

a) productivity per hour 2001-06 growth: 0% Italy, 1.3% Europe15, 2.2% US, >4% South Korea (OECD, WSJ)

b) what we might expect from the incoming BEBE-BOBO government (FT)

c) 103% debt/GDP, at 0.50 spread on Germany will cost more and more, in the financial turmoil (FT)

d) noisefromamerika.org dreams of un Vero Partito Liberale; we, un Autentico Partito Socialista. For the time being, and first time in Italian history, we have no socialist nor communist MP or Sen.

Meanwhile, ALITALIA is bankrupt, with little cash and threatened a stop by the International flight authority. The WSJ was the last newspaper in the world to support Berlusconi, until one month ago: when they paid more attention and discovered he never was a free marketeer, just an artificial monopolist by law.

Air Silvio

(From The Wall Street Journal Europe)
April 4, 2008

It’s rare for a politician to spark a serious crisis before he’s even won office. That’s what Silvio Berlusconi  

[Silvio Berlusconi]

has done with Alitalia. If, as expected, he wins a third term as Prime Minister next weekend, Mr. Berlusconi will deserve every headache Italy’s flag carrier brings him.

Alitalia is bleeding about €1 million a day and may not survive the summer unless restructured. Rome wants to get things started by selling its 49.9% stake in the airline. But Air France-KLM, the only serious bidder, walked away from the table Wednesday.

(…)  EU regulators have ruled out another public bailout.

The unions wouldn’t have had much leverage here if it weren’t for Mr. Berlusconi.  The center-right leader has railed against the Air France-KLM bid during the campaign. He says that Italian businessmen are lining up to help rescue Alitalia – though he refuses to identify them.

Published in: on April 15, 2008 at 11:44 am  Leave a Comment  
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