Why economists and sociologists are not so libertarians, and vice versa

https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fenzo.arcangeli%2Fposts%2F10210558887463209&width=500

ABSTRACT, and PREFACE

Although a social scientist and a libertarian will often meaningfully talk to each other, sometimes agree on issues, or even struggle together for some freedom-and-justice  targets mix, their inner logic will systematically diverge. I argue here.

What follows, in Italian, is also an epistemic meditation on a generous but failed attempt to create a new libertarian movement in Italy: “Fare per fermare il declino” (Let’s do something to stop the decline).

On the one hand, even an ethically strongly motivated social scientist puts, as a MetaNorm, Science methods,  networks (visible and invisible colleges), norms and trust – on a higher rank than his own ideological preferences.

On the other hand, even the most learned and specialized libertarian as I am too in some respect (perhaps), “en tant que libertaire” (s)he would stick to axioms, beliefs she’s not ready to put into that Washing Machine. i.e.,  the scientific experimental (lab, economtric, sociometric and\or thought experiment), trial and eventually “phalsification” Popperian preconcepts-washing processes.

Then, there is the worst of contemporary “culture”:

Derrida- Foucault- US “French Theory”

(the PostModern sub-culture excluding; forgetting the only one today’s great French Philosopher, Emmanuel Levinas: even if he was a Derrida’s magister! And the #PostMoMobs read a paper on him in On Grammatology); they will object that we’re #PaleoPositivists: see Helen Pluckrose @HPluckrose and discussion on her post here:  https://areomagazine.com/2017/03/27/how-french-intellectuals-ruined-the-west-postmodernism-and-its-impact-explained/

Ref.s

1 François Cusset 2003, French Theory: How Foucault, Derrida, Deleuze, & Co. Transformed the Intellectual Life of the United State. La Découverte;

2 bruno latour 2004, http://www.bruno-latour.fr/sites/default/files/89-CRITICAL-INQUIRY-GB.pdf  – Why Has Critique Rub Out of Steam? …, Critical Inquiry 30 (Winter 2004)

3 Helen Pluckrose @HPluckrose. March 27, 2017 post:
How French “Intellectuals” Ruined the West: Postmodernism and Its Impact, Explained

I wrote on fb today:
Enzo Arcangeli presso Instituto de Economia da Unicamp.
1 h · San Paolo, Brasile ·

Delle sostanziali differenze tra economisti- sociologi, e liberali.

I primi, se sono serii e on fiatin Popperiani, sono laici verso qualsiasi forma-modalita’ delle istituzioni sociali possa funzionare meglio, nei diversi contesti e scopi.
As usual in Science, possono sbagliare clamorosamente, come il povero Aoki di Stanford con la sua J firm, formalizzata ok, ma gabellata per geneticamente superiore, in quanto piu’ lungimirante della M firm (proprio per il difetto della J di farsi credito da se’ e non dover fare affatto profitti di BP!), ahime’ proprio poco prima che Japan e Keiretsu arrivassero a fine corsa.

I liberali delle varie costellazioni della galassia, tendono ad ipostatizzare i mercati perfetti, e questo cum juicio ci sta [poi arrivano, se del caso, le evidenze empiriche di non contendibilita’ o cmq fallimenti].
La cosa che io trovo in loro piu’ intellett. disonesta e’ il parlare AS IF vi fosse un unico Capitalismo. Ossia, praticano il “capitalismo scientifico” proprio come i soc-dem tedeschi fecero parlare Marx morto di un ancor piu’ idiota “socialismo scientifico”. Ed il capitalismo induista del Gujarat sorto prima che in GB, come lo facciamo rientrare nel Calvinismo?

Gli economisti e sociologi partono dalle loro piu’ diverse ideologie personali (che entrano legittimamante nei Lakatosian research programmes, or Kuhnian paradigms), ma poi strada facendo si contaminano, sono stocasticamente attratti da analisi rigorose, metodologie validate ed evidenze empiriche robuste. Salvo le code di economisti troppo “di scuola”, o la VERGOGNOSA iattura dei residui marxisti in sociologia.
Ad es. il cult dei liberali, che si vede bene non lo conoscano ne’ biograficamente ne’ personalmente (io lo incontrai quando insegnammo assieme a Cargese), Coase arriva laburista negli States e proprio per questo si focalizza sul momento essenziale SOCIALISTA dell’organizzazione (opposta al mercato) che gli altri ignoravano.
Facendo cosi’ una delle 10 piu’ importanti scoperte delle scienze sociali del ‘900.

The Nature of the firm.

CEO bravi come Marchionne prendono poco, i cialtroni troppo

BASTA CON PASOLINI E COL PAUPERISMO

Create, dirigete, intermediate, lavorate, speculate bene, ed A R R I C C H I T E V I !

Questo post (le cui tesi Mauro sono certo NON avrebbe condiviso, eh eh)  è un commosso ricordo di memorabili discussioni con Mauro Rostagno operaista ed io giovane cattolico dopo i film di Pasolini – nel 1967 al cineforum a Trento. 47 anni fa.

Mauro, eroe civile!

C’è modo e modo di commentare questo grafico, a piacere, in medias res della “Guerra di Pikettroia” (scatenata da uno smodato aggravamento ed entusiasmo dei Dem yankee per il libro, che in G e della  Piketteyde che seguirà a guerra finita.

Huffa titola +937% paghe dei CEO in 35 anni: e che c’è di male? Buon per loro! Ma se lo son davvero guadagnato?

I dati EPI- Economic Policy Institute per le 350 maggiori imprese quotate, riportano una crescita reale delle CEO Pay del 21,6% annuo negli ultimi 35 anni (1978-2013). Il grafico mostra il rapporto CEO-to-worker  che partendo da 20 (nel 1964) è ancora pari a 30 nel 1987, ma poi schizza e diviene volatile, oscillando ampiamente tra 200 e 400.

1. Siamo in una contraddizione LETALE per Piketty perché, come già dimostravano molte sue serie storiche (quando lavorava invece di c\pazzeggiare) prima dell’ambizioso libro, l’ascesa degli alti e medi DIRIGENTI “democratizza” la Paperonilandia mondiale dei PROPRIETARI, ed il suo catastrofismo (più marxista che Marxiano) va a farsi fottere.

2. Il grafico mostra inequivocabilmente un cambio di marcia e di Era, coincidente con la globalizzazione di Clinton -Summers -Laura Tyson (che saluto), le associate bolla di Greenspan e Cina fabbrica-del-mondo, a metà anni ’90.

Va notato quindi che IN QUESTO CASO non c’entrano per niente I SOLITI  NOTI 3: il caro  Miltie Friedman ed il neo-libbberismo “di Chicago”, l’attore e biblista Ronald Reagan, e la stupenda rivoluzionaria individualista Margaret Thatcher. E’ la Terza Via soc-dem ad aver aggiunto uno 0 in busta paga, allargato il cerchio dei Billios ai grandi manager privati e pubblici, i pupilli Grand Ecoles ed Ivy League (temi sviscerati la settimana scorsa a Trento, la città dove tutti conoscemmo Mauro).

3, Manca ancora un’analisi approfondita che io sappia, ed i moralisti sintetici sono pregati di occuparsi d’altro (è il loro pauperismo il “peccato mortale”). Apparentemente, sia il potere politico che quello economico si sono infilati in un Gelmini-tunnel di leaderismo molto forte, o forse solo molto narrato.

Anche perché, più che in periodi “normali” di traiettorie stabilite, il dispiegamento dell’onda lunga microelettronica ha visto le organizzazioni attraversare mari procellosi e cangianti: o morivano o vincevano le lotterie WIN-WIN. Quindi il problema della paga dei CEO va inquadrata in quello: come fanno (non solo i produttori, ma anche) gli UTENTI di innovazione ad appropriarsi di extra-profitti?  Occuparsi di questo è uno dei còmpiti primari dei CEO, accanto ad altri obiettivi di crescita e gestione.

Schematizzando molto, alcuni leader sono capaci di suscitare e tessere efficaci organizzazioni computer-network-like “decentrate-ma-integrate”: se ci riescono, andrebbero pagati di più, francamente. Marchionne ovviamente è uno di questi: il suo appiattimento e compattamento Cross-Divisions del vertice di un’organizzazione Chandleriana non ha precedenti (a lezione parlavamo di una evoluzione della “M-form” da Mu-form multidivisionale a Ma-form à la Marchionne, in cui i top dirigenti formano una comunità attiva nel tempo continuo ed in uno spazio virtuale di prossimità).

Dopo una zona grigia di transizione, una grossa e grassa coda di CEO invece sono gente mediocre, o addirittura dei falliti (ma ancora bravi a vendersi), e/o cialtroni tardo-Fordisti; come buonuscita meritano un caloroso abbraccio o un calcio in culo, ma mediamente $0 (bilanciando dare e avere).

Pagarli come ai tempi di Valletta  o negli anni ’70 della rivolta dell’operaio-massa (che seguì le “lezioni”-interventi di Mauro al cineforum di Trento), sarebbe già troppo.

 


 

Fonti per approfondimenti:

https://twitter.com/HuffPostBiz/status/477104833426886657.

CEO pay has increased by 937 percent since 1978

La indagine EPI qui: epi.org/publication/ceo-pay-continues-to-rise/,  s1.epi.org/files/2014/ceo-pay-continues-to-rise.pdf

2 PIKETTY, Thomas 2014, Capital in the 21st Century. Cambridge, Mass. and London: The Belknap Press of Harvard University Press.

Su questo importante libro  TORNEREMO QUANDO AVRO’ FINITO DI LEGGERLO SOTTO L ‘OMBRELLONE.

Tra le molte dozzine di commenti, discussioni e reviews apparse, alcuni ECCELLENTI COMMENTI da leggere sono:

– Debraj Ray, Nit Piketty,  May25. Ripreso anche da Noise from Amerika.

–  sui dati traballanti e le conclusioni  che non ne sono supportate: gli articoli nell’ultimo mese di Chris Giles et al. sul ft,  blogs.ft.com/money-supply, @moneysupply

– la filosofia politica implicita nella “difesa della democrazia” in  Piketty, è sviscerata e criticata in  (sinora) 5 post di BHL, ultimo: bleedingheartlibertarians.com/2014/06/pikettys-problematic-political-philosophy-v-the-democratic-control-argument/ che, in particolare, critica la mancata distinzione dei vari tipi di diaspora delle retribuzioni e ricchezza accumulata d a parte dell’economista francese. Il che non consentirebbe di inferire: più disuguaglianza = meno democrazia.

3 l’appropriazione ed allocazione dei soprapprofitti o quasi rendite SCHUMPETERIANE, è “spiegata” (nel modo migliore  che finora conosciamo) dal già CLASSICO MODELLO DI DAVID TEECE (Berkeley) del 1986, presentato alla “Venice Innovation Conference” da me organizzata nel marzo 1987 con Paul David, Giovanni Dosi e Maurizio Rispoli. A 20 anni da questo milestone paper, la rivista leader degli studi tecnologici, Research Policy, nel 2006 ha dedicato un imperdibile numero monografico allo stato dell’arte sulla questione di come venga appropriata la bonanza Schumpeteriana.

4 Su Marchionne:  G. Barba Navaretti e G. Ottaviano 2014, Made in Torino? Bologna: Il Mulino.  Il libro  è stato discusso con Marchionne stesso al recente Festival dell’economia di Trento, sul cui sito si trova il video dell’incontro del 1° giugno.

Mauro ritratto da Othmar Winkler (dal sito del Centro di Documentazione Mauro Rostagno di Trento)

mauroBYothmar-winkler

Why the EU admitted a country that may need a bailout—and is preparing to do it again

We do NOT learn lessons.
Italy was just on the borderline (it was and it is a political choice issue), Greece should have never entered the €Z. Now fucking failed and fascist Croatia, only because it’s a German satellite?

Published in: on January 24, 2014 at 4:34 pm  Leave a Comment  

non produrremo più niente: non in Francia

giuseppe armenia POST-PELLIZZA_s

Non abbiamo nessuna rivendicazione. Nulla. Non ci aspettiamo niente da voi. Fate quello che volete.
Ma state attenti: non produrremo più niente, quanto meno non in Francia. Non creeremo più imprese, non scriveremo più musica e non pubblicheremo più libri.
Non avrete più nulla da tassare, non un centesimo. Dovrete trovare un altra soluzione. Senza di noi.
Noi smetteremo di sfruttarvi, di vendervi dei prodotti, che apparentemente non desiderate.
Se volete un lavoro per poter riempire la vostra dispensa, chiedete allo Stato.
Se volete un tetto sotto il quale dormire, chiedete allo Stato.
Se volete dei vestiti per proteggervi dal freddo, chiedete allo Stato.
Dopo tutto non è questo che volete?
Noi smetteremo di guadagnare soldi. Noi vi lasciamo i vostri euro.
Prendeteveli tutti, fino all’ultimo e assicuratevi di non averne dimenticati.
Quando avrete fame, i nostri ristoranti saranno chiusi, potrete mangiarvi i vostri euro.
Quando i tetti crolleranno, potrete ripararvi sotto i vostri euro.
Quando i vostri figli si ammaleranno, date loro qualche euro.
Finalmente potrete vivere in un mondo che avete tanto sognato.
Un mondo senza di noi, senza sfruttatori, senza marketing, senza mercato, senza capitalismo, senza libertà.
Potrete infine sperimentare voi stessi le conseguenze logiche della vostra morale.
Potrete infine decrescere e sacrificarvi, voi e i vostri figli, per un ideale più nobile che la rincorsa del vostro benessere materiale.
Ma tutto ciò sarà senza di noi. Non ci saremo più a pagare le vostre fatture.
Ci accontenteremo di rimanere lì ad osservare il crollo del vostro mondo. Non faremo nulla.
E non preoccupatevi per noi.
Noi non abbiamo bisogno di voi.

*Scritta dagli industriali francesi ad Hollande

Disegno: di Giuseppe Armenia. Il 4° Stato (di Pellizza da Volpedo) se ne va, non ha bisogno di voi.

Tanto peggio o meglio, tanto meglio?

Tanto meglio, tanto meglio?

 

La discussione tra Alesina-Giavazzi e De Nicola è davvero interessante. Istintivamente, il ragionamento storico-politico-istituzionale mi porta dalla parte di Alessandro (per quanto ne colgo i presupposti), ma la veste di economista mi spinge verso gli esimi colleghi. il medico non può lasciar morire il malato, deontologicamente, mentre prepara una nuova medicina.

Cosa potrebbero assumere implicitamente le 2 tesi, come scenari sulle condizioni di contorno ed ambientali?

 

ALESINA e GIAVAZZI ieri sul Pompiere della Sega dicono (nella sintesi di De Nicola)

Alesina e Giavazzi scrivono che questa storia del 3% è ormai diventata un po’ una sorta di Tabù e che nel frattempo il Belpaese rischia di soffocare in una spirale di disoccupazione, crollo di consumi, investimenti e produzione. Perciò il ministro Saccomanni dovrebbe andare a Bruxelles e farsi approvare il seguente piano: taglio immediato di 50 miliardi di tasse, decurtando soprattutto quelle sul lavoro, corrispondenti a circa il 3% del PIL. In cambio, dovrebbe sottoscrivere un accordo a tagliare la spesa pubblica di un punto percentuale l’anno per tre anni in modo da rientrare nei limiti europei in un arco di tempo più lungo. Inoltre, la banche italiane oberate da incagli e sofferenze, dovrebbero fare ricorso al Fondo Europeo salva-banche per poter ricominciare ad erogare il credito.

Alessandro De Nicola (Fare) obietta sul blog dell’amico Giordano ed altri, lastradadafare.com:

1 Scenario base (mio suggerimento, ed anche di seguito mie personali e libere interpretazioni) 

La #GreatOecdDepression, passata la fase acuta 2008-10 continua a caratterizzare il momento sempre differenziato ma a fondo deflattivo dell’economia globale. 

L’Italia è l’unica grande potenza che, sotto l’irresponsabile Voltremont ed il suo PriapistOttimista premier, non ha accompagato le politiche monetarie ECB e dell’Informal College delle BB CC, con le necessarie politiche fiscali e di riforma: 

  1. TEMPESTIVO (occorreva già dal 2008, son passati 5 anni senza NULLA, nessun tipo di stimolo) contenimento specie (ma non solo) dal lato domanda del crollo dell’attività (drammatico in Italia con la de-industrializzazione che ha defalcato il prodotto manifatturiero di 1/3);
  2. e riapertura sul suppy side dei processi schumpeteriani di crescita, praticamente cessati dopo l’esaurimento dei Distretti a bassa-media tecnologia.

 

Da cui:

 

1A – Opzione Alesina-Giavazzi.

 

Persistendo per un periodo indeterminato un’ alta e non-parametrica incertezza, ed una transizione assai poco chiara (novità è m5s?) nella sfera politica, non si può intanto lasciare cadere il paese in un arretramento irreversibile dei suoi eq. S-D nei mercati. Mentre si intraprendono TUTTE le azioni civiche ed  istituzionali per una SVOLTA DI SISTEMA e per il LP, occorrono – a supporto tattico – delle azioni-ponte dal lato sia domanda che offerta (immediate liberalizzazioni, azioni sui det. del progresso tecnico-organizzativo e sua diffusiomne, ergo la produttività globale dei fattori). Di qui l’idea di un piano triennale (di rientro  di bilancio dallo choc iniziale di taglio tasse 3% PIL) a prescindere dalle direzioni di lungo .

Direzioni oggi in mano ad un governo senz’identità, e dopo eventuali (ma pure incertissime) modifiche istituzionali, aperte in utima istanza su un bivio tra 2 attrattori: o governo lib-dem di austerità-riforme-risanamento; o populista per un crack di sistema ed Exitalia, che porterebbe la de-industrializzazione a colpire dall’attuale ⅓  a ⅔, vanificando il piano triennale).

 

Obiezione: Il respiro tattico di una diluizione del vincolo di bilancio del -3% per 3 anni, avrebbe un assai maggiore COSTO STRATEGICO, indebolendo l’opposizione politica ed il coagulo delle forze civili e popolari che vogliono uscire dall’attuale Sistema Politico populista-statalista.

 

1B  – Opzione De Nicola

 

L’occasione per fare cassa e leva dall’unione economica e monetaria c’è già stata per un decennio: era lo spread trascurabile. Nessun’altra chance può essere ragionevolmente concessa ai ceti sociali e loro gruppi di potere che hanno gettato alle ortiche quest’UNICA finestra di opportunità.

Fare una ulteriore concessione a questo Regime Politico e di caste, sistematicamente non motivato a rispondere ai problemi del paese, aggrava le prospettive di lungo e, dando respiro non solo al paese ma anche al sistema che lo opprime, non dà sufficienti garanzie di esiti raccomandabili.

Non può essere accettato nemmeno proforma (come si fa sopra in 1A) uno scenario di indeterminatezza della transizione politica: priorità è agire sul senso e modi del suo superamento.

 

Obiezione: Questa posizione presta un po’ il fianco  (e non solo discorsivamente ma forse anche nella conseguente politica economica e suo impatto: dipende da come la si attua) alla Teoria KKK (Kalecki Klein Krugman): “i cattivoni, cinici e sadici Paperoni neoliberisti, vogliono aggravare la crisi per promuovere meglio il loro pacchetto atemporale e salvifico di riforme”. Dal vecchio motto  TPTM – Tanto Peggio Tanto Meglio.

 

 

CONCLUSIONI POLITICHE

 

Qual’è la possibile nuova via aperta dalla ricostruzione in atto di “Fare per fermare il ceclino” quale nucleo di un nuovo polo né di dx né di sin ma ANTI-POPULISTA, per una novità politica non solo nella forma (m5rs, pirati liquidi),ma anche nei contenuti (il neoBlairismo di Renzi)?

Sia un purismo dell’1%  max 3%, che alleanze con centri sputtanati e senza alcun appeal, son vicoli ciechi.

Occorre pensare ad un processo agglomerativo (di gruppi civici, associazioni, popolo ed attivisti) a valanga, che tra qualche mese dovrà trovare a caglio o coagulo se non un Leader, un forte candidato premier (non sarà nè Giannino nè Boldrin, mentre potrebbe essere un Cattaneo sindaco di Pavia o un tipo\a simile).

Il polo lib-lib – nella geografia vecchiopolitica “di c-dx”, ma credo non più così in quella nuova – che si contrapponga positivamente (su un fondo comune pro concorrenza- crescita- innovazione, neo-europeista, lib, non-populista e riformista) al polo lib-dem “di c-sx” di Matteo Renzi che emergerà presto dalle ceneri del PD.

 

Per questo sono d’accordo MA ANCHE NO con “l’andiamo a dx” di Giordano Masini e http://lastradadafare.com. Sì come elettorato (localizzazione attuale della nostra potenziale domanda politica futura): la DX è inevitabile, perché dall’altra parte ci sarà Renzi coi suoi nemici a sx, ma anche attrezzato col coltello tra i  denti per ampie incursioni a dx. E dilagarvi indisturbato se non si costruisce una diga efficace entro quest’anno.

Ma non nei contenuti: i programmi dei 2 poli diciamo in ip. Cattaneo-exFare e Renzi-exPd saranno assai omologhi ed alternativi a Grillo (pur ignorando, non polemzzando nemmeno con la sua nullità propositiva). Si differenzieranno, in elezioni 2014 o comunque sia, su SCELTE ASSAI CONCRETE E TECNICHE sulle priorità di investimenti pubb-priv in R&D, nuova fiscalità ed altre riforme, risorse da creare, spese da eliminare, proprietà pubbliche da vendere e nuova Politica Industriale (basta ideologie negazioniste dei fallimenti di mercato!). Ma saranno varianti tattiche e di classi sociali di riferimento, della stessa fondazione di una nuova BioPolitica orientata (per la prima volta dopo i 30 Glorieuses, avendo noi vissuto solo di sponda il boom neo-lib degli anni ’90) la ripresa dello sviluppo civile – economico, ed il ritorno dell’Italia tra i Grandi.

 

Riferimenti

 

Alesina e Giavazzi

De Nicola

Krugman

Masini et al.

 

Buy Spain! And don’t sell Italy.

Let’s continue on yesterday’s line of reasoning against fear on Grexit yes or no.

In Alphaville’s Long Room interaction space, this is the most popular post now:

Go long Europe risk

Posted by NothingButValue on May 15 22:14.

European stocks are trading at extremely attractive historical valuations.  Assuming you’re an investor with a longer time horizon (say 5-10 years) and you can ignore continued volatility, Europe is now a strong buy.  Let’s take three large markets:

  1. Italy: the market capitalization of equities/GDP (one of Buffett’s favorite metrics for the US equity market) is roughly 22%.  Recent (last 10-15 years) normalized average is around 40%.  That’s 85% upside.  This measure in Italy has bottom roughly at 15% historically.  So you’ve got 31% downside.  That’s 2.8 upside/downside, a great risk/reward.
  2. France: mktcap/GDP of 45% vs. average of 77%, for 42% upside.  Historical downside is 17%.
  3. Spain: mktcap/GDP of 33% vs. average of 83%, for 155% upside.  Historical downside is 14%.  Spain is clearly priced for a depression.  When the unemployment rate in a country gets close to 25% (i.e. Great Depression levels), pretty much everything bad is already known.

Sure, everything can get worse for a while.  Europe may even break up.  That won’t reduce the long term fundamental earning power of the companies making up these indexes, be that in euros, marks, or liras.  They will adjust, and rebound.  At these valuations, a huge amount of bad news is already priced in.

So, while upside/downside are around 2.5 in Italy and France, it’s worth 11 in Spain. BUY SPAIN is a safe suggestion. Besides keeping in mind the Sovereign Crisis rule no-1: for some time in the past and the near future, in general shares are safer and increasing value more than bonds. But Spain shares do it better!

Published in: on May 17, 2012 at 9:49 am  Leave a Comment  
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Sofri, scherza co’ fanti e assa perda Marx!

Al solito, Adriano Sofri NON C’AZZECCA. E quando mai?

L’eterno giovine pochi anni fa riempì un paginone del quotidiano iper-borghesissimo La Repubblica su Merdao (qualcuno lo chiama Miao), riuscendo nell’Eroica di non citare i 40 milioni di morti ammazzati nel Grande Balzo. Si fottano, per la Causa! Ed era un dettagliato CV, excursus sul Grande Timoniere-verso-il-cimitero, solo glissava sul motivo principale (ma in buona compagnia, sin dal trucco dei “100 fiori” per individuare e criminalizzare tutte le persone pensanti dissidenti in nucesans le savoir) per cui Merdao è il criminale no.1 della Storia. Insuperabile; uno anche volesse, come li ammazza così 40 milioni di fame e stenti provocati ad arte?

Ma già l’eterno giovine quand’era giovine appena sfornato era Maomista, col kulo in pista. Anche lui, come SB ai suoi trucchi, ci tiene al suo tupé Miaoista.

Oggi l’eterno giovine ci riprova: torna alle origini della giovinezza originale.

L’Unità fa scrivere l’edito ad Alfredo Reichin (che gramscizza da demente, AS IF il blocco sociale teutonico – odiato sino a ieri nota Bordin stamane – fosse una cosa di sinistra, ed addirittura improbabilmente Gramscianahahah!), anziché a Lucrezia o Pietro: una scelta di Generazione!

Sul Foglio Adriano fa lo gnorri con Massimo Bordin (e la sua IMPAGABILE lettura dei giornali a R. Radicale). Il quale aveva correttamente obiettato ieri alla non-mercificazione dei koglioni PD (nella discussione sulla riforma del MdL che giunge 20 anni dopo quand’era urgente, con l’Itaglia ormai ingessata, irriformabile, alla frutta), che la FL merce è nozione marxiana.

L’eterno giovine irresponsabile NON SA, da giapponese nell’isola Maoista, che tutte e 2 le vie marxiste sono morte, la comunista a lui cara, e la socialdemocratica. Pertanto la FL è MERCE a tutti gli effetti e forse per secoli, vedremo. L’idiota ed incoerente Ggil infatti tratta prepensionamenti per intere fabbriche ed uffici, in blocco (svendite). E risolve monetizzando il 99% delle cause di licenziamento.

L’eterno giovine si guardi allo specchio non letterario-o-metaforico, ch’è invecchiato MALISSIMO. E si rilegga Il Capitale: come economista, il politico ribollito Carlo vive ancora. E lotta assieme a noi, per limare le cose che non vanno nei Capitalismi vecchi (i giovini godono ottima).

America, 1921. Dawn of a one century Empire

Henry Ford, Thomas Edison (reading a newspaper), Warren G Harding and Harvey Firestone

Published in: on February 13, 2012 at 1:34 am  Leave a Comment  
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Who didn’t pay the Titanic ticket?

Greece and the Brazilian new-colony Portugal didn’t pay the ticket: so what?

Europe already sank

In http://ftalphaville.ft.com/blog/2011/11/23/760601/germany-the-only-first-class-passenger-on-the-titanic/, Neil Hume quotes RBS rate guru Harvinder Sian:

 

Is this the start of German credit erosion, the point at which Germany finds out that it is only the first class passenger on the Titanic? The media headlines in the next few days will point this way.

I essentially see much more market stress before Bunds are able to sustain a sell-off. More specifically:

1. Do not expect the ECB to capitulate on demands to ease the debt crisis as a lender of last resort any time soon. This should become obvious at the 9th December EU Summit. The pain threshold for the ECB and Germany is far higher and will likely involve concerns that some countries are about to pull out of the Euro, bank runs or both. Think blind panic and you are close to the picture that I have in mind. I see this as a necessary condition for some type of solution effort given the political failure to get ahead of the crisis.

2. Greece risks a hard default, mostly likely in Q1-12, as the PSI will fail to get enough private sector contribution and other EMU countries will be reluctant to pile in more cash. The default risk is likely to remain elevated into year end if the Greek ND leader Samaras does not fully back the IMF/EU deal.

3. The German view is hardening towards using conditional rescue entities for countries in need (EFSF/IMF) and Germany still looks fully behind the idea that countries with unsustainable debt can see haircuts. This is the logic of the ESM and this is a far cry from the debt mutualisation that is the current consensus. This is important in the German credit assessment.

4. From a flow-of-funds perspective, we expect to see a continuation of ex-EMU residents dump all debt, including Germany. The EMU region is however self-financing. Over 75% of debt issued in EMU stays in EMU and that number can and will get higher. As such, many of those exiting periphery and weaker AAAs will need some exposure to debt markets, with Germany still the de-facto location. Buying Treasuries (or Gilts) over Bunds makes sense as a trade; but not the macro data.

As such, my ongoing bullish Bund conviction rests on the idea that the market is too hopeful on a near term solution, is not prepared for hard default risks, and ignores the closed economy nature of the Euro region.

In sum, Europe and € are going to experience a near-death in 12s1, when Greece might go into an orderly-to-chaotic mess, while Monti’s Italy might find a last minute escape, eventually. The too late acceptance of QE by Germany in 2012, will sanction the €-centred phase 2 (after $ubcrime phase 1) of the 2007-about 2025 #GreatOECDepression.

Published in: on November 26, 2011 at 6:53 am  Leave a Comment  
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Nouriel’s failure. He didn’t forecast King George I of Naples

de(e)pre(ce)ssion chronicles of the #GreatOECDepression

ENGLISH ABSTRACT. We had guessed in the early Summer that only Giorgio Napolitano, the Italian Republic President, that we have (even unconfessable) REASONS to call King George 1st, might bring Italian sovereign debt out of failure – where populisms were going. Now, it might be happening. Last train for Yuma.

BruttoPaese al Panettone? Forse si, forse no dice Nouriel. Che c’azzecchi? No: per un giorno Nouriel perse la coppa di DrDoom.

INCORONAZIONE DI RE GIORGIO I: 

ultimo treno perché l’Itaglia arrivi al suo 151°

Vi piaccia o no, è storia, e noi l’avevamo previsto quest’estate, a fine luglio. 

 

Quando invece l’Itaglia sembrava entrata nel gorgo infinito di una INEVITABILE paralisi politica, nelle bionde e more della fine dell’Era del poppe-populismo della monopolista Fininvest (con contrappunti barocco-duopolisti di Prodi e la mostruosa Rai); inoltre del nichilismo di una sinistra ormai talmente populistizzata nei suoi neuroni ed a selezione inversa del suo personale, da essere incapace di profferire una QUALSIASI alternativa praticabile, anche presa a caso, persino una palesemente errata o di corto respiro (come una Patrimoniale)  … e così via sino al balzo di ben 56 punti dello spread a 10 anni, ieri mercoledì 9 novembre (ma perché Barisoni ripeteva il mantra di un balzo di 100 punti? Gli s’era rotto il pallottoliere? Quando dalle 2pm Draghi era riuscito a ripredere il CTRL, e così oggi). 

RE GIORGIO I Savoia: da ieri sera ufficialmente re d’Itaglia.

Ha riscritto la Costituzione de facto in profondità, sin nella natura repubblicana del decrepito Stato, che rinasce Monarchia Fenice. Come nella teoria politica classica (da Machiavelli a Schmitt) e nella prassi, re Giorgio ha riconquistato la corona ai Savoia nella guerra e nel sangue.

Ha fermato la mano assassina dell’Idiota di Arcore, poche ore prima che uccidesse Itaglia. 

Nelle mani di re Giorgio, le punte dello spread diventano punte di spada per mozzare la testa agli avversari e tentare l’ultima via d’uscita. In chiusura della zona Cesarini. Questo Giorgio qui, si allea ai Draghi per sbalzar di sella Cavalieri assassini di donzelle prigioniere nelle Torri dei castelli in aria populisti (di varia ideologia) di Berlusconi Bersani Bossi Casini Di Pietro, il tragicomico storyteller Vendola ed il fellone Voltremont (ultimamente comunitarista no-global pur non avendo mai letto un libro dei fondatori del Comunitarismo).

La figura del Mona Integrale di oggi, va al comunque e sempre sopravvalutato allievo Bocconiano Roubini; che arriva a cose fatte, dicendo: le porte del Paradiso son chiuse (profezia sul PASSATO, cosa da bibbie maghi preti e Mr de Lapalisse). MONASSA, eran chiuse da anni e – ameno per l’Itaglia che però E’ IL test di Europa – si sono riaperte giusto ieri sera, mercoledì! Domani, quando ti svegli dovrai profetizzare à rebours l’esatto contrario, se le cose appena apena si mettono bene. Ed è improbabile vadano in peggio, a meno che non dovesse fallire pure Monti e con lui il Re.

In base alla teoria dei giochi, d’ora in poi dubiteremo di TUTTI i tuoi giudizi-paese a casaccio.

Nouriel Roubini: Why Italy’s days in the eurozone may be numbered

With interest rates on its sovereign debt surging well above seven per cent, there is a rising risk that Italy may soon lose market access. Given that it is too-big-to-fail but also too-big-to-save, this could lead to a forced restructuring of its public debt of €1,900bn.

That would partially address its “stock” problem of large and unsustainable debt but it would not resolve its “flow” problem, a large current account deficit, lack of external competitiveness and a worsening plunge in gross domestic product and economic activity.

http://link.ft.com/r/6NPSBB/5VWUZO/30E8J/5VAVSJ/B5I0BQ/D5/h?a1=2011&a2=11&a3=10

 

Nouriel  qui non dice stupidaggini, ma per 1 giorno perde la Coppa di Profeta di Sventura, Dr Doom. Dato il legame ormai ombelicale €-Italia, non può venirmi a ripetere le solite litanie proprio il GIORNO DOPO della mossa rivoluzionaria del ritorno dei Savoia in Italia. Allora vuol dire che non capisce proprio una minchia. E’ out: ha avuto il suo Minsky Moment di gloria nella primavera 2008, ora ha bisogno di una badante.

Ieri sera con la nomina REGALE di Monti sen. a vita, Napolitano (unico nelle istituzioni del BruttoPaese ad esser svelto, l’età non conta, persino più del bravo Renzi) macina spread per produrre farina di accelerazione  politica. SB (Berlusconi) ha dovuto starci alla mano di poker, sennò gli si sfaldava il PdL e restava coi soli ex-Fascistoni, quelli che … “mai al governo col PD”. PRESSING CONFALONIERI x il crollo ieri di M_set (investitori temerebbero vendetta politica? Mah! Chiedete a Nouriel per le divinazioni). 

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LA NEMESI DEL CONFLITTO D’’INTERESSI – MEDIASET CROLLA E IL BISCIONE INTIMA L’’ALT A SILVIO: GOVERNO TECNICO: … bit.ly/vkLxcx

Published in: on November 10, 2011 at 4:23 pm  Leave a Comment  
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